Caldiero è un comune di
5.639 abitanti situato a est
di Verona sulla strada che porta a Vicenza. Nelle immediate vicinanze del
centro storico ai piedi del monte Rocca,
in un ambiente naturale
suggestivo, si trovano le Terme di Giunone, alle quali è legata buona
parte della storia del paese. Nonostante l’assenza di significativi
ritrovamenti archeologici di epoca romana, il nome Caldiero si fa
tradizionalmente risalire al latino Calidarium, dovuto alle
sorgenti di acqua calda, e il nome delle terme al tempietto dedicato alla
dea Giunone, che forse si trovava sul monte Rocca. Sullo stesso monte
esisteva invece un castello, distrutto da Ezzelino da Romano nel 1233, e
recenti scavi hanno portato alla luce un deposito archeologico
attribuibile all’età del bronzo (XVI-XIII secolo a.C.). E’ possibile
quindi affermare che le sorgenti di Caldiero erano conosciute e utilizzate
anche prima dell’epoca romana, ma forse le condizioni ambientali poco
favorevoli per la presenza di paludi - la modesta temperatura dell’acqua
e la vicinanza delle sorgenti di Abano e Sirmione non consentirono di
valorizzarle con la costruzione di vere e proprie strutture termali. Se
qualcosa vi era stato in epoca romana, gli eventi del medioevo ne hanno
comunque cancellato le tracce: l’invasione dei barbari e le frequenti
carestie, assieme a una serie di eventi naturali, inondazioni e terremoti,
provarono duramente gli abitanti di queste terre e ne misero in crisi la
fragilissima economia. Vi fu quindi un regresso culturale generale con
evidenti conseguenze anche sulla vita materiale, sul comportamento e sul
modo stesso di apprezzare l’esistenza terrena. Ostile a ogni esaltazione
fisica, la Chiesa avversava anche l’esibizione della nudità e
considerava disdicevole la frequentazione delle terme, vista come un’eccessiva
compiacenza verso il proprio corpo in un ambiente pericolosamente
promiscuo. Le terme caddero così progressivamente in disuso e le acque di
Caldiero vennero utilizzate dalle popolazioni locali semplicemente per
macerare il lino (da macera deriva appunto l’antico nome; Masera; della
fonte principale dei bagni). Solo nei secoli XIV, XV, XVI, caratterizzati
da una profonda trasformazione della civiltà medioevale, che riguardava
tutti gli aspetti della vita e della società, vi fu anche una generale
riscoperta dell’importanza delle terme. La scienza medica dell’epoca
riconosceva, infatti, un grande valore terapeutico alle acque
termominerali e anche presso l’Università di Padova, agli inizi del
Quattrocento, assumevano particolare rilevanza gli studi di idrologia
medica. Nello stesso periodo, coti l’inizio della dominazione della
Serenissima Repubblica di Venezia, cominciò un lungo periodo di pace che
favorì l’impiego, da parte della nobiltà, di capitali nelle campagne
per acquistare terreni, costruire ville, realizzare opere di bonifica e di
canalizzazione delle acque intese a migliorare le condizioni dell’agricoltura.
A Caldiero vennero costruite le ville Da Prato, Cà Rizzi e Zenobio e il
ritorno alla campagna favorì, con ogni probabilità, anche la riscoperta
delle sorgenti termali. Il Comune di Verona, proprietario dei terreni,
emanò provvedimenti per la loro tutela (De acqua Masere optanda amni
anno ante Calendas Maii), proibendo tra l’altro, di usare l’acqua
dei bagni per la macerazione del lino; nel 1943 furono anche nominati tre
Provveditorati che vigilassero sul rispetto delle disposizioni e
provvedessero alla costruzione di quanto necessario per lo sfruttamento
terapeutico delle fonti. L’area termale fu quindi delimitata da un muro,
la piscina Brentella
assunse la struttura attuale, la manutenzione fu
affidata a un custode e l’entrata divenne a pagamento. La Brentella è
una delle testimonianze architettoniche più importanti di bagno
rinascimentale. A forma circolare, di sedici metri di diametro, è
delimitata da un alto muro di cinta nel quale si apre un solo accesso
incorniciato da un piccolo portale scolpito in marmo rosso della
Valpolicella, che reca in mezzo all’architrave lo stemma del Comune di
Verona. L’altra piscina, alimentata da acqua termale, è la Cavalla,
aperta e semicircolare. Iniziò così per le terme di Caldiero un periodo
di grande interesse che durò presumibilmente fino ai primi decenni del
Seicento. La gente accorreva da tutte le regioni vicine e anche personaggi
illustri affidavano la loro salute alle virtù terapeutiche delle sorgenti
termali. Una lapide incassata nella parete esterna della Brentella ricorda
il soggiorno per cure termali, nel 1524, del marchese Federico II Gonzaga.
Risalgono a questo periodo numerose pubblicazioni di studiosi che
descrivevano le caratteristiche dell’acqua termale, l’origine del
calore, la composizione chimica e i risultati della sua azione sui malati.
Valutazioni di carattere sensoriale, prove di distillazione e osservazioni
del terreno e dei fanghi cercavano, in particolare, di individuare nell’acqua
la presenza di zolfo e ferro.
Il XVII secolo vide tramontare il modello di vita e
cultura del Rinascimento cui fecero seguito crisi sociali ed economiche
aggravate dal diffondersi di paurose epidemie. Anche il territorio
veronese tra il 1628 e il 1631 fu toccato duramente dal flagello della
peste che causò migliaia di morti: la paura del contagio, la severe
misure dei Provveditori di Sanità della Repubblica di Venezia sulle merci
e sulla promiscuità delle persone cambiarono notevolmente le abitudini e
il tenore di vita consueti, determinando anche l’abbandono della pratica
terapeutica coli le acque minerali. Così anche le terme di Caldiero, dopo
un secolo di grande successo, persero progressivamente di importanza e
solo nel 1795 l’Accademia di Agricoltura Commercio ed Arti di Verona
cercò di rivalutarle pubblicando il lavoro di due medici veronesi,
Barbieri e Bongiovanni, vincitori del concorso per la migliore
illustrazione delle terme. Nel 1794 era stata anche costruita vicino alla
Brentella una casa con vasche per bagni isolati. Ma in quel periodo la
provincia di Verona era invasa dagli eserciti francesi ed
austriaci e lo
stesso territorio di Caldiero fu teatro, tra il 1796 e il 1813, con la
presenza di Napoleone, di importanti battaglie, come testimonia l’incisione
del nome Caldiero nell’arco di Trionfo di Parigi. Non esistevano quindi
condizioni favorevoli per la rinascita delle terme, che rimasero in
abbandono per altri decenni. Solo nel 1845 iniziarono i lavori di
ristrutturazione della Brentella: i gradini di marmo vennero sistemati, le
acque depurate, furono costruiti alcuni stanzini adibiti a spogliatoi e
una copertura di tela. Anche la Cavalla fu sistemata e la casa adiacente
fu adibita locanda, mentre già da alcuni anni esisteva una strada che
collegava il paese al complesso termale. Nei primi anni del Novecento, il
comune di Verona incaricò un gruppo di scienziati e di tecnici di
verificare la possibilità di captare le polle della piscina Brentella in
profondità, sperando così di portare in superficie acqua più calda e
più ricca di minerali. Nel corso di sei anni di lavoro furono effettuate
perforazioni fino a duecento metri, ma senza apprezzabili risultati.
Tuttavia, la testimonianza dell’origine profonda dell’acqua delle
terme di Caldiero è data dagli strani fenomeni che si sono verificati in
occasione di vari terremoti. Il 28 luglio 1883 alle ore 21,30, nell’istante
stesso in cui veniva distrutta Cisamiccola (presso Napoli), le acque
presentarono un consistente aumento di volume e un’attività
straordinaria di bolle e nel 1891, poco prima che il terremoto del 7
giugno distruggesse la Val d’Illasi (nel Veronese), alle terme si
riscontrò una fortissima agitazione dell'acqua. Per questi fenomeni,
dovuti all’aumento del gas radon presente nell’acqua delle sorgenti,
le terme erano considerate, nel secolo scorso, un vero e proprio
sismografo naturale. Negli ultimi anni il comune di Caldiero, che dal 1967
è proprietario del complesso termale, ha affidato a medici, geologi,
esperti di idrologia l’incarico di effettuare nuove analisi, ricerche e
sperimentazioni per verificare la possibilità di utilizzare l’acqua per
scopi terapeutici. Nel 1992 il Ministero della sanità ha infine
riconosciuto, con proprio decreto, il valore terapeutico dell’acqua
delle terme di Caldiero.