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Comune di Caldiero Provincia di Verona |
Chiese e Parrocchie |
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L’interno presenta una sola navata in cui trovano
collocazione l’altare maggiore e l’organo. Ai lati dell’abside vi
sono due Cappelle, collegate all’abside da un ampio arco e divise dalla
stessa da una balaustra. La Chiesa di San Lorenzo Martire (a Caldierino), fu eretta a parrocchia nel 1595 come Parrocchia del Comune di Rota. Nel 1696 nella vicina contrada (che solo più tardi fu chiamata Caldierino) fu eretta la Chiesa dedicata a S. Antonio da Padova. Le due Parrocchie, rette da rispettivi parroci, data la vicinanza, vissero per lungo tempo una situazione di competizione e di discordie, tanto che più volte, in epoche diverse, dovettero intervenire i Vescovi in carica l momento a Verona per dirimere i contrasti e per far rispettare le regole. Nel 1889 il Cardinale Luigi di Canossa, Vescovo di Verona smembrò la Contrada dalla Parrocchia di Caldiero e la unì alla Parrocchia di Rota, formando in tal modo una sola Parrocchia per Rota e Caldierino. SAN
PIETRO IN COLLE
Essa
subisce l’ambiente e lo modifica a mano a mano che diventa più forte.
La chiesa è la risultanza di un insediametno e gli insediamenti sono
legati alla possibilità di vita che un determinato luogo può offrire a
chi ha deciso du passare la vita su diesso. Non ci si stanzia dove sorge
una chiesa, ma si costruisce una chiesa ove esiste un abitato, di solito
ne costituisce il centro. Non solo questo, ma ne registra gli spostamenti,
ne segue le trasformazioni e gli andamenti, perché i centri abitati,
anche se non è evidente, si spostano e ciascuno ha la sua storia. L’ordinamento
ecclesiastico nelle nostre terra, doveva aver assunto una sua fisionomia
già abbastanza precisa nel corso del V secolo. La pieve pagense di S.
Maria di Colognola ai Colli, abbracciò pure la zona, di pianura di
Caldiero, malgrado il suo titolo di San Pietro. Caldiero no ebbe un
notevole sviluppo, probabilmente perché la zona molto paludosa fu
scarsamente abitata, Alcuni elementi tuttavia, possono far intuire che
comunque sino al secolo X, anche in quest’area, prevaleva un sistema
misto: ad un centro abitato, che costiutisce la villa, vi era un sistema
disperso di CASALES e di FUNDI. Con il secolo
X, prevalgono gli insediamenti di castello (vedesi la Rocca) e ciò è
dovuto a due fattori concomitanti: la presenza di scorrerie di Ungheri ed
il costituirsi della Signoria feudale. Con il sec. X scompaiono gli
agglomerati disseminati nelle campagne, lasciando spazio alla
realizzazione del CASTRUM e quindi anche la Chiesa viene fatta
all’interno del Castello. Affermare con
assoluta certezza se la Chiesa di S. Pietro fosse in realtà l’antica
parrocchiale di Caldiero è comunque estremamente difficile in base ai
primi riscontri effettuati: se, infatti, depongono a favore di questa
ipotesi, l’antichità della costruzione, l’intitolazione a S. Pietro,
l’insalubri CENNI ARTISTICI La
Chiesetta di S. Pietro è ad una sola navata coperta da tetto a
cavalletti, con l’abside maggiore apparente all’esterno, fiancheggiata
da due nicchie ricavate nello spessore del muro. L’interno dell’abside
è percorso da lesene di mattoni, tufo e calcare, alternata a coppie di
archetti a ghiera semplici conci tufacci. All’interno le pareti lasciano
scoperto il paramento, tutto a blocchetti di tufo, fuorchè una buona
parte dell’abside, che sembra largamente manomessa. Le due nicchie
e l’arco trionfale sono a conci di solo tufo. Gli effetti sono affidati
per lo più al solo tufo e questo ha assunto quella dolcezza severa. Per questa
costruzione può valere la datazione alla prima metà del secolo XII. Il paramento
dell’abside è un conglomerato di calcare e di mattoni con grossissimo
letto di malta. Nell’abside vi è una monofora murata e coperta da
intonaco. In antichità una porta nel muro dell’abside dava adito alla
sacrestia, ma dopo l’ultima guerra la sacrestia fu chiusa ed abbattuta. Sull’angolo
Sud-Est, s’impone il campaniletto, provvisto di bifore in parte rifatte.
Le bifore del campanile a Nord e a Sud sono state, infatti, rimaneggiate,
negli altri due lati sono rette da un pilastrino
quadrato con il capitello a stampella. La parete
meridionale, in buona parte intonacata, si rileva costruita in blocchetti
di tufo a conci regolari; il fianco settentrionale è di calcare tutto
uguale, senza finestre. La facciata è
a doppio spovente e tutta intonacata: Sulla parete
interna della facciata, superiormente alla porta, tra due finestre del
sec. XVIII, vi è una arcata cieca con ghiera a blocchetti di tufo. Il
tetto è recente e più alto dell’antico, come dimostra attorno una
giunta del muro, di circa 40 cm. All’interno
della Chiesetta, vi sono due nicchie scavate nello spessore
del muro; una per parte ai lati dell’arco trionfale. Al di sopra
della nicchia di sinistra, si vedono i resti di un ornato a nastri piegati
ad angolo retto, che non propongono propriamente una greca, ma una serie
di meandri di diversa tinta (rosa e verde); e verso l’arco trionfale,
esso è i Nella nicchia
sottostante è raffigurato, nel catino, un busto clipeato del Cristo
Benedicente, entro una fascia circolare rossa, fregiato di perline bianche
e più sotto, a destra, resta un frammento della figura di S. Pantaleone,
cinta da nimbo giallo, orlato di bianco e di rosso, in ricche vesti adorne
di gemme, mentre, a destra, sebbene molto rovinato, è riconoscibile la
presenza di un’altra figura di Santo con scettro e bastone. L’affresco
è limitato verso l’alto da due fasce gialle e rosso vioclaceo, divise
da fuseruole bianche. Nulla è invece conservato della nicchia di destra. Più recenti
appaiono le due Madonne in cattedra, nella parete di destra, oggetto di
recente restauro finanziato dagli alunni della Scuola Media Statale “A.
Pisano”, dall’Amministrazione Comunale e dalla Banca Popolare di
Bergamo C.V. filiale di Strà di Caldiero. Accanto alla
porta maggiore, vi è un avello rotondo, in marmo greco, con inciso
sull’orlo in caratteri eleganti del XII secolo “ IN NOMINE DOMINI
NOSTRI JESU CRISTI AMEN”. Le due campane del Campanile vennero fuse da Giuseppe Ruffini nel 1790. Il Ruffini sostituì il cremonese Domenico Crespi, introducendo a Verona le campane da concerto. Le prime ad accoglierlo furono quelle di Caldiero. Tratto
da “La Chiesa di San Pietro e la Statua della Madonna del Carmine” Pubblicazione
curata dal Comitato di Gestione della Biblioteca Comunale Anno
1993
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